L’agenzia si propone di promuovere e valorizzare l’opera di scrittrici e scrittori transnazionali, in particolare favorendo la circolazione dei loro testi attraverso lingue e sistemi editoriali diversi.

La storia mondiale della letteratura coincide con l’antichissima storia delle sue traduzioni. Da sempre, la circolazione dei testi letterari – specialmente di quelli canonici – si è prodotta attraverso transfert linguistici dalla periferia verso il centro: dalle lingue dotate di scarsa influenza verso quelle maggiormente riconosciute. Le strategie di tali transfert sono state favorite dalle diaspore che, in virtù della loro funzione connettiva, hanno saputo accompagnare queste nuove forme letterarie, così come il cambiamento da esse anticipato. In principio sacri o religiosi, questi testi si sono secolarizzati nel tempo, man mano che gli imperi, per definizione multiculturali, sorgevano e tramontavano.

Con l’avvento dello stato-nazione, tale circolazione linguistica e le sue trasformazioni letterarie si sono insediate su un suolo divenuto nazionale, creando così una nuova cornice di scambi, ma anche un nuovo regolamento “inter-nazionale”. 

Oggi, nell’epoca delle migrazioni di massa, dei network e dei grandi blocchi continentali, lo stato-nazione ha smesso di essere il paradigma attraverso il quale si struttura lo spazio pubblico. Mondializzato e digitale, esso richiede nuovi dispositivi per permettere ai testi letterari di essere valorizzati. Il sorgere di una letteratura transnazionale ha rappresentato un momento-schermo, nel senso proprio e letterale del termine. « È così che si vedono sorgere – come già diceva Bourdieu nel 2001 – delle produzioni culturali fittizie che […], a causa della loro ambiguità, possono ingannare i critici e i consumatori con pretese moderniste grazie a un effetto di allodoxia ». La letteratura è allora condannata a subire l’inflazione editoriale indotta dal consumismo e dai suoi criteri commerciali, indissociabili dal linguaggio-macchina (“likes”, “emoticons”, ecc.) che favorisce la sua espansione? O non può forse rappresentare il necessario contrappeso a tale disfunzione? La letteratura, al pari di ogni altra forma di creazione, deve svolgere la funzione di contrappeso, pur conservando la sua missione di creazione di valore.

L’istituzione di un’agenzia letteraria transnazionale permetterebbe alla comunità di cittadini che il lettore forma insieme all’autore, di ricongiungersi a quell’antichissima repubblica delle lettere alla quale faceva già allusione Goethe. Ma quanto conta oggi tale comunità? È questo l’interrogativo posto da Milan Kundera quando definiva l’assenza di una Weltliterature come « l’irreparabile sconfitta intellettuale dell’Europa ».

Questa sconfitta è essenzialmente connessa al fatto che i traduttori, i critici, gli universitari specialisti di lingue straniere hanno per lo più tendenza a considerare e a tradurre le opere dei contemporanei sulla scorta del “contesto ristretto”, come ci spiega l’autore de L’immortalità, ossia in base alla storia nazionale del paese in cui l’opera è stata prodotta. Così facendo, essi eludono il contesto allargato, ovvero la storia sovranazionale dell’arte o del genere praticato dall’artista.

Certo, la letteratura è legata alla storia della nazione che la produce in ragione della forza centripeta della lingua, che conserva le produzioni letterarie all’interno del suo territorio. Ma oggi il quadro deve allargarsi, e per realizzare completamente le condizioni di questa letteratura transnazionale gli operatori delle letterature nazionali devono considerare un quarto elemento, forse il più difficile, come già sottolineava il filosofo Paul Ricoeur: la natura plurilingue e transculturale di ogni letteratura nazionale.

Di fronte agli spazi nazionali che si restringono sempre di più, di fronte all’implodere degli spazi editoriali che crollano sotto il peso della sovrapproduzione di romanzi dalla qualità talvolta discutibile, diventa urgente reintrodurre i criteri dei nuovi spazi letterari mediante la creazione di un’agenzia transnazionale.

A chi si rivolge allora LINGUAFRANCA?

Il target è costituito in principio dalla comunità di autori europei e extra-comunitari che, per ragioni estetiche o politiche (migrazioni, esili, conflitti, ecc.) sono portati a voler far circolare i loro testi in un mercato altro da quello domestico. Possiamo stimare questa comunità transeuropea e extra-europea a 5000 autori, ossia all’incirca il 5% dell’insieme degli scrittori europei.

A questo pubblico se ne aggiunga un altro, equivalente e analogo, se non addirittura gemello, tanto da sostituirsi al primo: la comunità dei mediatori letterari indipendenti (traduttori, segretari di redazione, coaches, agenti letterari, consiglieri, revisori indipendenti, giornalisti e critici letterari, ecc.). Questa popolazione, stimata a 5000 – 10000 persone in Europa, costituisce quella categoria di agenti mediatori di cui gli editori nazionali hanno bisogno per diversificare i loro cataloghi nel contesto internazionale. Quest’ultimo sottoinsieme di “editori europei” conta circa 400 individui, dal grande editore al più modesto (l’esistenza di collane di letteratura straniera e dei loro direttori non è un pre-requisito. Ma questo pubblico, che funziona in una prospettiva nazionale in binomio con l’autore, resta periferico).

Il pubblico più importante, in termini quantitativi ma anche di peso strategico, è composto dall’insieme degli operatori impegnati nella costruzione dello spazio pubblico transnazionale. Ciò include gli editori, certamente, ma anche i politici, i giornalisti, le associazioni, i sindacati, il mondo degli affari, gli universitari europei… Tra questi ultimi, si possono citare i direttori dei dipartimenti di lingue e letterature straniere, che includono i dipartimenti e le facoltà di traduzione e interpretariato. A ciò si aggiungano le politiche europee legate alle istituzioni (Parlamento, Consiglio, Commissione, ecc.) e alle numerose strutture che sono impegnate nella costruzione di questo spazio europeo, tra le quali le associazioni nazionali e europee di scrittori, e le ONG fondate sulla difesa degli interessi degli attori culturali e linguistici.

Infine, è opportuno citare una categoria emergente: l’onesto uomo europeo. Quest’uomo onesto esiste da trecento anni ma ha conosciuto da allora diverse metamorfosi. La più recente è quella di colui che possiede la doppia o tripla nazionalità, due o tre passaporti e si trova a suo agio tra tutte queste culture. Si stima plausibilmente che circa il 5% della popolazione possiede la doppia nazionalità, ossia l’equivalente di 25 milioni di persone. L’onesto uomo europeo contemporaneo potrebbe rappresentare tra l’1 e il 2% di questa popolazione, ossia tra 250000 e 500000 persone: ciò coincide con il sotto-insieme dei “grandi lettori”, sul quale gli editori contano tanto. Questo pubblico potrebbe essere interessato alla scoperta, non soltanto di una letteratura esotica dell’altrove, ma anche di una letteratura più esigente, sia nella forma che nei contenuti: una letteratura eclettica.